Inserto economico di 
 

Spread, storia di una nazione in cerca di autore

Ci si parava davanti ogni mattina, quando il buon umore si cerca con il microscopio,quando ancora scombussolati accendevamo la tv, magari per tenerci compagnia, magari per guardare i cartoni animati, o il meteo, o qualsiasi altra cosa. Imperterrita quella cifra campeggiava sui teleschermi, sbucava dalle radio, balzava sui giornali. Un termine sconosciuto ai più, che nel giro di una o due settimane è balzato alla ribalta facendosi conoscere da tutti, riempiendo la bocca di chi di economia non ha mai capito nulla, a cominciare dalla maggior parte dei membri del Parlamento, diventando pilastro fondamentale di ogni artefatta e improvvisata analisi economica.


Lo spread, il differenziale, la misura della credibilità di una nazione. Il nostro, da 32 a 576  in 6 anni, i greci han fatto meglio ( cioè peggio) . Miliardi di euro buttati via, sottratti alla spesa sociale, alla scuola, alla sanità. A tutti, dai cassintegrati ai pensionati invalidi. E’ sempre stato importante questo spread. Non è un’invenzione, semplicemente prima non lo conoscevamo, per il semplice fatto che non ci interessava. La parola dell’anno è passata dalla sacralità alla diffamazione. Prima era tutto, l’oracolo rivelatore del nostro futuro, poi è diventato “ dittatura dello spread” oppure “ lo spread è una storia”. Ovviamente non è niente di tutto questo, è qualcosa di molto più importante, e di molto più semplice. E’ denaro che spendiamo e che non torna più. 

 

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. E’ vero che parzialmente è la metafora della salute finanziaria di uno Stato, ma è soprattutto lo specchio di una scarsa unità europea. E’ un libro aperto che ci rivela che è pieno di persone e personalità a cui va bene così com’è. Perché se è vero che i titoli di Germania, Austria e cugine rendono pochissimo, perché molto, quasi troppo, sicuri, e che quelli ellenici sono un rischio troppo grande per chi non ha soldi da buttare, o comunque non abbastanza; allora ecco che entra in gioco il Btp, nè poco ( titolo molto sicuro) né  troppo ( titolo molto rischioso), un rendimento giusto, tranquillo. Paga un buon tasso di interesse, tanto lo sanno tutti che l’Italia non fallirà, quindi tanto vale approfittarne. Gli economisti, quelli che giocano con le teorie economiche, proprio loro, lo chiamano costo-opportunità. Una delle poche cose buone estrapolate dalle loro menti contorte: uno spread troppo basso non conviene a nessuno, nessuno ci guadagna. Si potrebbe dire meglio: è l’obiettivo degli europeisti, ma, duole dirlo, gli europeisti in Europa saranno 500, almeno quelli che hanno un po’ di potere. Cinquecento diviso cinquecento milioni ( gli abitanti dell’Unione), fa 0,000001. Anche questo un gran bel numero, pure lui uno spread. 

Dovrebbe essere zero. Zero perché se siamo un’Unione non devono esserci differenze fra gli stati, zero perché è il prezzo che i più ricchi ( in primis la Germania) pagano per un’ Europa unita da cui hanno guadagnato un sacco, e per cui hanno dato poco, zero perché se il nostro obiettivo sono gli Stati Uniti d’Europa, beh… allora è bene sapere che tra Massachussets e Oklhahoma lo spread è zero. Altrimenti quest’ultimo non sarebbe diverso dal Burundi o dalla Tanzania. 

Una geniale fregatura quindi il famoso differenziale Btp-Bund.  Tanto  geniale, quasi quanto la strategia di quel Premier che un anno fa andò in Europa a firmare accordi che poi, tornato nel suo paese, non ebbe il coraggio di attuare, e, per non perdere la faccia decise di dimettersi, e di farli attuare a qualcun altro, programmando poi di tornare con le mani pulite,  quando quel qualcun altro avesse finito il lavoro sporco.

Luca Orfanò

 


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