Inserto economico di 
 

Giochi Olimpici? No grazie

E cosi sarà. Il governo Monti ha chiuso le porte di un possibile approdo dei Giochi Olimpici del 2020 nella capitale, avendo mostrato già in precedenza molte perplessità e scetticismi a riguardo. Monti ha deciso di salvaguardare la spesa pubblica tenendola a freno ed evitando esborsi futuri di importo difficilmente determinabile. Le stime parlavano di 9,8 miliardi di investimento, di cui almeno 8 a carico dello Stato, una cifra decisamente importante che sarebbe stata destinata a lievitare come sempre accade in queste occasioni dove è importante mantenersi all’altezza delle aspettative e l’immagine viene prima di ogni rigore di bilancio. Prima di dare la mia personale opinione sulla decisione di Monti voglio citare Frederic Bastiat, un economista francese di metà 800’ che nel suo saggio “Quello che si vede e quello che non si vede”(il titolo è di per sé emblematico) espone il “Racconto della finestra rotta”.

 Il racconto descrive la storia di un commerciante a cui un ragazzino rompe una finestra del suo negozio. I passanti consolano il commerciante dicendo che la rottura della finestra crea lavoro per il vetraio, che grazie a queste entrate potrà comprare più pane, creando maggiori entrate anche per il panettiere, che potrà comprare un paio di scarpe nuove dal calzolaio, e via dicendo. I passanti quindi sostengono che il ragazzino sia un pubblico benefattore poiché la sua azione genera benefici economici per tutta la città. Questo è quello che si vede. Quello che non si vede è la “dark side”, ovvero i maggiori costi per il commerciante che deve ripararsi la finestra, avendo quindi meno soldi da spendere dal panettiere, il quale di conseguenza avrà meno soldi per potersi comprare scarpe nuove dal calzolaio ecc. Ho quindi paragonato il ragazzino che rompe la finestra al presidente Monti che accetta di candidare l’Italia per le prossime Olimpiadi (non me ne vogliano gli sportivi, sto facendo considerazioni economiche). Quello che si vede è una serie di nuovi appalti, costruzioni ed edifici imponenti in grado di ospitare atleti e spettatori, nuovi stadi e strutture sportive all’avanguardia, nuovi posti di lavoro e introiti derivanti dall’afflusso di turisti dall’estero. Senza dubbio il ritorno di immagine (che ahimè non è monetizzabile) e gli eventuali ritorni economici per Roma e, in generale, per l’intero paese sarebbero stati notevoli in quanto pochi eventi al mondo permettono di ottenere questo tipo di visibilità e danno l’opportunità di ammodernare le infrastrutture urbane al fine di raggiungere un livello di eccellenza.

 Tuttavia siamo in Italia, lo stesso paese dove i maggiori impresari hanno riso a crepapelle sfregandosi le mani la notte del terremoto all’Aquila, poiché già pregustavano i profitti conseguenti le necessarie ricostruzioni nel capoluogo abruzzese. Lo stesso paese dove l’unica società sempre perennemente in utile è la Mafia.spa, alla quale senza dubbio sarà dispiaciuto sapere di non avere più la possibilità di mettere le mani su un tale malloppo. Inoltre, mafia e imprese disoneste a parte, c’è il problema dell’allocazione efficiente delle risorse statali, un tasto decisamente dolente. Essendo il budget difficilmente quantificabile, la prospettiva di avere carta bianca è quantomeno plausibile e, si sa, quando lo Stato spende senza vincoli di bilancio, ecco che gli sprechi avanzano e vanificano tutti gli enormi sacrifici che stiamo sopportando in questo periodo di austerity. E’ un po’ come quando tuo padre ti manda a fare la spesa con i suoi soldi senza averli prima contati: chi di noi non ne ha mai approfittato? La trasparenza sulla spesa pubblica è un obiettivo ancora molto lontano, il governo Monti sta agendo in maniera rimarchevole in tal senso, purtroppo però nel 2013 la musica cambierà e il nostro caro governo tecnico tornerà alle precedenti occupazioni, lasciando il posto ai nostri cari vecchi mai abbastanza rimpianti politici che non si accorgono che nel loro partito mancano 13 milioni di euro. Alla luce delle precedenti considerazioni, la decisione di Monti non può che trovarmi d’accordo.

 E’ però comprensibile che ci sia del dispiacere in quanto le Olimpiadi sono sempre un motivo di orgoglio per il paese ospitante ed è normale che il sindaco Alemanno in primis, così come tanti altri, non condivida questa decisione che preclude la possibilità di un rilancio del brand “Italia” nel mondo, in un momento dove ci sentiamo decisamente sottovalutati. Tuttavia mi duole ammettere che, nonostante i miei sentimenti di spiccato nazionalismo (che rasentano lo zero), probabilmente l’Italia non è pronta ad affrontare un evento di tale importanza ed il fatto che le porte siano state chiuse può averci salvato da una brutta figuraccia. In attesa di Londra 2012, se guardiamo indietro, l’ultima città europea ad ospitare i Giochi Olimpici è stata Atene e si può ben immaginare che impatto abbia avuto questa manifestazione sui bilanci (già tremendi di per sé) dello Stato. La decisione del governo è perfettamente coerente con la policy che sta adottando nelle altre riforme, quindi non possiamo fare altro che ringraziare di non doverci sobbarcare ulteriori spese e fare in modo di trovarci in ben altra situazione se l’occasione di ospitare le Olimpiadi si ripresenterà in futuro.


Cristiano Ventricelli
 


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