Inserto economico di 
 

Il cugino radioattivo

“Bisogna allungare la durata di attività delle centrali nucleari al di là dei quarant’anni, inizialmente previsti e portarla a 60 anni seguendo il modello americano; poiché è l’energia più economia e meno inquinante”

E’ questa la strada scelta da Nicolas Sarkozy in caso di rielezione alle prossime presidenziali; il presidente uscente rimane fedele alla linea intrapresa dai suoi predecessori che hanno sempre promosso la scelta del nucleare come fonte energetica primaria, se non unica, del paese transalpino; di fronte a un Francois Hollande, candidato socialista alle presidenziali, che vuol far chiudere i battenti alla Francia in materia nucleare, bloccando lo sviluppo delle nuovissime centrali Epr cosiddette di “terza generazione”. Parigi quindi deve decidere in che direzione muovere la sua politica energetica, insistere sull’atomo, mettendo in conto costi almeno doppi di quelli attuali per mantenere sicure le proprio centrali, oppure cambiare significativamente il mix di fonti di cui si serve.

“Perché non coinvolgere anche l’Italia??”

Le centrali francesi sono gestite dalle stesse società che avrebbero dovuto costruire le centrali in Italia. Un piano interamente transalpino dove gli interessi economici del nostro Paese non esistevano.Contrariamente a quello che si crede in genere, dietro la questione delle nuove centrali nucleari in Italia, non c’erano poi grandissimi interessi economici, se non quelli francesi. Per quanto riguarda gli interessi degli italiani, questa operazionepuò esser considerata un’operazione prevalentemente politica, di immagine.

“Guadagni solo per i francesi?”

Assolutamente sì, questo è il contenuto degli accordi che Silvio Berlusconi ha firmato a suo tempo con Nicolas Sarkozy. Le centrali nucleari che avrebbe dovuto costruire l’Enel, avrebbero visto in realtà la partecipazione di una società al 50% tra l’Enel e l’Edf che è la sua consorella francese, la quale avrebbe realizzatoimpianti con la tecnologia Epr sviluppata dalla Edf e dall’Areva, i due giganti nucleari francesi. Quello che è successo in Italia fa sospettare fortemente che dietro a questa operazione, ci fosse solo pura immagine. La cosa singolare è che quando è stato lanciato questo piano nucleare in Italia, ciò che ha funzionato meglio, in maniera più tempestiva e più efficace è stata la campagna lobbistica, ovvero la comunicazione, per cui era tangibile la sensazione che ci fosse un grandissimo movimento e altrettanti interessi. In realtà i professionisti del lobbismo hanno lavorato in maniera molto intensa, ben finanziati, hanno dato questa sensazione, di avere alle spalle degli interessi economici enormi, invece probabilmente era solo il frutto di un enorme budget di comunicazione che l’Enel decise comunque di stanziare per promuovere a livello di immagine questa operazione. Tentativomiseramente fallito con la promozione del referendum agli italiani, il cui esito lo conosciamo tutti!

“Lasciare o raddoppiare?”

In Francia l'opinione pubblica comincia ad allarmarsi ed il nucleare è diventato uno dei principali argomenti nel dibattito delle presidenziali che avverranno in primavera.  Nonostante la fermezza di idee del presidente uscente Sarkozy, intento ad allungare la vita delle proprie centrali nucleari, quest'ultimo si vede costretto a far i conti con gli investimenti che il settore richiede e che probabilmente, oggi, non è in grado di finanziare, quindi la forte crescita prevista per il nucleare non ci sarà. Inoltre, dopo la  tragedia giapponese, la diffidenza nei confronti dell’atomo è lievitata  ovunque. La Germania  ha già chiuso otto  dei suoi 17 reattori: l’ultimo cesserà le sue attività nel 2022. Anche  la Svizzera ha deciso di abbandonare il nucleare, al pari del Belgio.  Perfino il Giappone ha sospeso gran parte dei suoi reattori per  ispezione (solo 9 sono attivi su 54).

Al di là delle scelte che saranno fatte, bisogna prevedere importanti investimenti per mantenere quantomeno la produzione attuale, il che rappresenta come minimo, il raddoppio del ritmo attuale degli investimenti per la manutenzione.Il costo di quest’ultima per tutti i 58 reattori di Edf è ben identificato. E’ gigantesco il costo stimato che l’azienda dovrà sostenere per mantenere gli impianti sarà pari a 55 miliardi di euro tra il 2011 e il 2025. Ciò a causa delle nuove norme imposte dalle autorità dopo il disastro di Fukushima, ma anche dell’età media degli impianti francesi: prolungare l’attività di un reattore oltre i 40 anni costa infatti estremamente caro.

Per ora i francesi saranno costretti a far durare le attuali centrali al di là dei quarant’anni, ma dovranno necessariamente e rapidamente far evolvere il sistema verso un mix energetico che preveda lo sfruttamento di altre fonti. 

O sborsare cifre stratosferiche, dunque, o scegliere le energie rinnovabili: conti alla mano, anche i nuclearisti potrebbero convincersi”.

Salvatore Vicedomini e Walter Conte
 


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