Inserto economico di 
 

L'altra faccia della medaglia

Sì, ce lo ricordiamo tutti. Il professor Mario Monti i primi di febbraio del 2012, ospite del Tg5, disse: “Il posto fisso è monotono, bisogna trovare stimoli e sfide”.Possiamo star qui a discutere della sua dialettica, del suo essere o non essere “politico”, del suo modo di fare più da professore che da presidente del Consiglio dei Ministri, ma ciò che è innegabile è che non possiamo più gingillarci sul vecchio caro posto sicuro di lavoro.Questo articolo non è dedicato a coloro che hanno lavorato tutta una vita e sono prossimi alla pensione; è dedicato invece ai ragazzi che vogliono entrare nel mondo del lavoro.

La mia domanda è: perché vogliamo così tanto un posto fisso?

Forse perché è più facile far finta di lavorare senza il timore di essere licenziati? La verità è che licenziare un dipendente è spesso troppo costoso e faticoso. Poi però mi domando ancora: ma se è complicato per il datore di lavoro licenziare, sarà più difficile che io venga assunto. L’imprenditore che potrebbe assumermi non vorrà prendersi questo rischio.
Sembra il classico gatto che si morde la coda.

Partiamo dal principio:

Quanto costa a un imprenditore svolgere la sua attività?

I costi sono parecchi: il costo del lavoro porta via circa il 30-40% dei ricavi. Cosa vuol dire? Che se l’imprenditore ha dei ricavi di 100 000 € in un anno, 40 000 € se ne vanno per i dipendenti comprendendo anche i contributi. A ciò occorre aggiungere commercialista, consulente buste paga, visure camerali, imposte sulla pubblicità (come l’insegna), marche da bollo. Altri problemi per l’imprenditore possono essere:

-          I dipendenti che non sono incentivati a dare il massimo per l’impresa perché la loro remunerazione non è legata ai risultati (e in Italia approfittano molto di questo).

-          L’impresa rischia una causa ogni volta che licenzia (le cause sono promosse dai sindacati e dalle associazioni di categoria)

Non mi voglio dilungare in questioni burocratiche, sono noiose per tutti, ma questo incipit mi serve per esprimere il mio pensiero:

Se un imprenditore, ipotizziamo un pizzaiolo, vuole aprire un’attività ha dei costi, parecchi, ma facendo vari sacrifici riesce ad arrivare a fine mese. Ipotizziamo che il lavoro vada bene: molti clienti, prezzi giusti, buon incasso. Tra una cosa e l’altra riesce magari ad avere un utile (lordo) anche di 1 500 € al mese. (Probabilmente percepirà questa cifra non dormendo la notte, per paura di aver sbagliato qualche conto e che la finanza il giorno dopo possa entrare in pizzeria facendogli passare brutti quarti d’ora.)

Ad un certo punto decide di assumere un aiutante. Grazie a due braccia in più i suoi incassi aumentano. Ma un dipendente costa. Contributi, stipendio, consulente paghe, ecc.

Ipotesi 1: il ragazzo è intelligente, non fa giorni di mutua che non siano giustificati, non ritarda, lavora sodo, ha un buon rapporto con il datore di lavoro e con la clientela.

Risultato: l’imprenditore a fine mese riuscirà a raggiungere 2 000 € invece che 1 500 €, e forse anche di più. Inoltre avrà offerto un posto di lavoro e la società ne beneficerà tutta.

Ipotesi 2: il ragazzo non è responsabile, non va al lavoro avvisando per telefono il giorno stesso, lavora a rilento (tanto lo pagano lo stesso), si prende giorni e giorni di mutua ( magari il suo medico gli firma qualunque cosa, come spesso accade). Sapevate che se un dipendente è in depressione può mettersi in mutua e non ha neanche il problema di dover rimanere in casa? Si! È giustificato uscire. Quindi se uno è depresso, davvero usufruisce di un diritto giusto; se non lo è sta solo rubando.

Risultato: l’imprenditore avrà costi in più e sempre la stessa manodopera, la propria. Dormirà ancora di meno la notte,potrebbe temere di essere denunciato per mobbing nel caso in cui rimproveri il dipendente. Quest'ultimo, inoltre, potrebbe rivolgersi a sindacati o associazioni di categoria per una causa legale in caso di licenziamento (a suo parere non giustificato).

Questi esempi mi sono serviti per spiegare che secondo me, se è troppo difficile licenziare un dipendente perché è giustamente ben tutelato, l’imprenditore che non ha fiducia non assumerà, vorrà dormire la notte, vorrà essere sereno. Magari guadagnerà qualcosa in meno, ma non avrà tanti grattacapi e tasse esorbitanti. Tutto ciò però, come ho già detto, porta a un gatto che si morde la coda: l’imprenditore non assume per paura, il dipendente non sarà mai tale, i soldi non gireranno nell’economia, non ci saranno consumatori e l’imprenditore dovrà chiudere l’attività.Non penso che sia necessario distruggere il sistema di protezione nei confronti del lavoratore dipendente. Anzi, credo che un ragazzo che tra i 18 e i  25 anni si butta nel mondo del lavoro debba essere ben tutelato,ma penso che possa crescere solo facendo esperienze diverse e non fissandosi in un solo comodo “posto fisso”.Se l’imprenditore potesse licenziare con meno problemi, sarebbe più semplice per una persona trovare lavoro, anche nel caso in cui l’avesse appena perduto.Sicuramente ci sono anche gli “imprenditori cattivi”, quelli che non pagano gli stipendi, quelli che fanno mobbing, quelli che non si interessano del dipendente come persona ma solo come fattore produttivo, ma di questo già parlano tutti.

Luca Esatto

 


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