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Maxi asta BCE: i possibili effetti

Il 29 febbraio scorso la Bce ha messo in atto un’operazione di finanziamento denominata LTRO (Long Term Refinancing Operation), concedendo così liquidità addizionale a circa 800 banche. La durata di questo finanziamento è di 3 anni, una assoluta novità per gli standard BCE. Il tasso di interesse è dell’1%, decisamente conveniente confrontato con quelli di mercato. E’ la seconda volta che la BCE ricorre a questa iniezione di denaro nel sistema finanziaria, la precedente è stata il 21 dicembre. Leggendo tra le righe non si può ignorare come Draghi si sia distaccato dalla linea dettata da Trichet, il quale si è sempre opposto con forza ai quantitative easing della FED, giudicandoli non solo inefficaci ma anche controproducenti. Vediamo nel dettaglio i pro e i contro della maxi-asta BCE.

Aspetti positivi:

1)    Le banche non sono più in pericolo per quanto riguarda la liquidità: nei mesi scorsi alcuni istituti di credito hanno rischiato il fallimento nelle sessioni notturne di mercato interbancario, a causa della difficoltà a finanziare i deficit temporanei di liquidità a tassi convenienti. La costante sfiducia reciproca spinge le banche a rivolgersi ai depositi presso la BCE, la quale tuttavia impone dei tassi decisamente maggiori dei normali tassi interbancari. Ora che le banche hanno ricevuto un po’ di “ossigeno” possiamo dire che il pericolo di default è scongiurato, il livello di liquidità dovrebbe essere ora sufficiente e il mercato interbancario dovrebbe tornare ai suoi usuali volumi di scambio.

2)    Lo spread dei paesi meno virtuosi dovrebbe calare sensibilmente: le banche stanno impiegando la liquidità appena ottenuta per aggiungere in portafoglio titoli degli stati nei quali operano. Aumentando il volume degli acquisti sul mercato, il rendimento di questi titoli andrà calando, riducendo quindi lo spread tra i Bund e i Btp (Italia), Bonos (Spagna) o Oat (Francia) e conseguentemente il costo che questi stati devono sostenere per finanziare il proprio debito. Vedremo in seguito che questa operazione di acquisti dei titoli di Stato non può essere considerata del tutto positiva.

3)    IN LINEA TEORICA la liquidità che le banche hanno ottenuto dovrebbe essere impiegata per aumentare il volume di finanziamento alle imprese: è questo ciò che può farci ripartire. L’economia reale. Se le imprese escono dalla presente condizione di precarietà finanziaria si innesterà un ciclo che potrà finalmente spingere gli stati europei verso una crescita ormai equiparabile ad un pozzo d’acqua nel deserto. Le banche inizieranno a fare più credito alla clientela corporate? Non lo sappiamo. In passato non è stato cosi. Se la cosa dovesse ripetersi, sicuramente il management dei maggiori istituti di credito sarebbe responsabile di aver decisamente mal gestito i finanziamenti (generosi) ottenuti dalla BCE, in quanto il credito alle imprese non è una delle opzioni, è la PRIORITA’ ASSOLUTA!

Aspetti negativi:

1)    Potrebbe aumentare l’inflazione: come tutti ben sanno, l’aumento di offerta di moneta in un sistema economico genera un aumento dei prezzi dei beni prodotti nel suddetto sistema. In seguito all’asta del 21 dicembre si è verificato un sostanzioso incremento dei prezzi delle commodities (principalmente petrolio e minerali) e del comparto azionario. Questi fenomeni possono facilmente evolversi in bolle speculative. L’aumento dei prezzi nei mercati finanziari può inoltre innescare rincari dei principali beni di consumo, riducendo così il potere d’acquisto dei consumatori. Inoltre il rischio è che i mercati possano assuefarsi, dimenticando che le iniezioni di liquidità costituiscono un rimedio a situazioni di emergenza e non la prassi.

2)    Acquistare troppi titoli di stato aumenta i rischi per chi li detiene: come precedentemente esposto, le banche stanno aumentando il numero di titoli di stato europei nel proprio portafoglio. Sovraesporsi al rischio-paese potrebbe non essere una buona idea in un momento come questo dove è difficile delineare gli avvenimenti futuri. La situazione greca tiene tutti in apprensione, se il default dovesse effettivamente verificarsi si innescherebbe una sorta di effetto domino, aggravando la situazione dei paesi europei più traballanti (Italia inclusa). Se l’euro dovesse sgretolarsi in seguito al fallimento della Grecia gli spread tornerebbero a galoppare, i titoli di stato perderebbero nuovamente appeal e le banche si ritroverebbero con una grande quantità di macigni che costituiscono potenziali bombe a orologeria.

3)    La BCE sta allargando il suo bilancio a dismisura: a seguito dell’operazione di finanziamento al sistema bancario, le attività della Banca Centrale Europea hanno visto il loro valore subire un notevole incremento. Tuttavia, non essendo possibile “stampare” denaro illimitatamente senza subire conseguenze nefaste, il fatto che la BCE abbia concesso ora la tranche di aiuti alle banche implica che una simile opportunità non potrà facilmente ripresentarsi in futuro (almeno finchè i debiti correnti non verranno saldati, quindi non prima di 3 anni). Di conseguenza, nel caso in cui le cose dovessero volgere al peggio, le banche si troverebbero a non poter più contare sul sostegno della BCE. Questa inquietante prospettiva aumenta il fardello già enorme di responsabilità che gli istituti di credito si sono assunti.

La mia personale opinione è che il fare sia meglio del non fare. Anche se a posteriori ci troveremo a condannare la scelta della BCE, ora come ora ritengo che sia stato corretto dotare il sistema finanziario di liquidità, così da oliare maggiormente i meccanismi di erogazione e concessione creditizia. Le banche, così come gli Stati sovrani, non devono trovarsi in pericolo poiché da esse dipende il destino dell’economia reale. Con questa operazione di finanziamento entrambi avranno di che gioire. Tuttavia bisogna tenere conto degli speculatori che potrebbero essere stati ingolositi da questa operazione, pregustando la possibilità di realizzare profitti in seguito all’aumento dei prezzi dei principali indici azionari. E’ una conseguenza fisiologica, non è possibile evitarla. Così come non è possibile imporre alle banche di impiegare maggiori risorse per finanziare le imprese, anche se ciò non potrebbe che giovare ad entrambi. Bisogna imparare le lezioni che la storia ci ha insegnato. La finanza è in grado di affondare la barca, non di tappare le falle. L'andamento dell'economia reale è la vera cartina tornasole per analizzare se la politica monetaria sta dando i suoi frutti o meno. Ciò che va evidenziato è che queste misure sono da considerarsi una tantum, lo si evince soprattutto dalle numerose controindicazioni. Quello che trasforma una medicina in una droga è la convinzione di non poterne fare a meno. I mercati devono capirlo, i governi devo imporlo tramite misure politiche.

Cristiano Ventricelli
 


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