Inserto economico di 
 

Zar Vladimir colpisce ancora

Ho vinto una battaglia onesta e aperta”, questa è stata la prima dichiarazione di Vladimir Putin, neoeletto Presidente della Federazione Russa. Si potrebbe chiacchierare per ore sulla legittimità del voto, sui presunti brogli, sul suo potere sconfinato. Ma sarebbero e sono appunto chiacchiere, Putin ha vinto, capire se l’ha fatto in modo corretto o meno spetta principalmente ai sudditi…ehm…scusate, intendevo dire cittadini russi. Quello che, a mio avviso, è invece importante capire per noi occidentali, è la sua politica estera, che ci interessa direttamente. E’ vero che la Russia ha perso nel corso degli ultimi vent’anni il rango di superpotenza, non facendo nulla per impedire una regressione dal punto di vista tecnologico-militare, almeno questo è quello che si evince dai dati ufficiali. Tuttavia conta ancora nel mondo, e tanto. Mosca forma insieme a Washington e Pechino il nuovo triangolo delle potenze della terra. Il fatto che sia potente però, non vuol dire che bisogna perforza temerla.

La Russia di oggi, per quanto agli occhi dell’occidente appaia poco democratica, non è l’URSS, rispetto all’estinto gigante sovietico, la nuova Russia ha caratteristiche migliori ma anche peggiori. La madrepatria di Putin non cerca conflitti, ma tenterà in ogni modo di ritornare a pesare come un tempo nello scacchiere mondiale, e se sul secondo gradino del podio ora ci sono i cinesi, per il momento i russi si accontenteranno del terzo. Essendo la nazione più grande del mondo, sono ovviamente impegnati su vari fronti. Putin avrà sempre un occhio puntato sul Pacifico, dove si gioca la vera partita tra le tre superpotenze. In Medio Oriente la Russia gioca a Risiko con gli Stati Uniti, quella regione è un gran polverone dove russi e americani si gettano alla ricerca di influenza politica e benefici economici, spesso perdendo più di quel che guadagnano. L’ex agente del KGB dovrà poi vigilare sulla Cina, scomoda e ingombrante cugina, l’unica cosa su cui sono d’accordo è opporsi  quando si tratta di fermare dei massacri. I rapporti con gli Stati Uniti si potrebbero definire semplicemente “normali” , si concentrano perlopiù sullo scudo spaziale. Quello sullo scudo sembra davvero un dialogo da cabaret, gli Usa vogliono metterlo nell’Europa dell’Est, i russi si sentono minacciati, gli americani allora dicono loro che è rivolto a sud ( Iran) , possono stare tranquilli, quelli allora chiedono che la cosa venga messa per iscritto, gli yankees rispondono che devono fidarsi. Io lo trovo davvero divertente.

L’unico nuovo attore, ancora poco influente, con cui forti attriti non vi sono stati, Putin e i russi lo trovano nell’Europa. La politica russa è cruciale per l’Unione Europea, sotto vari punti di vista. In primo luogo quello energetico, i gasdotti della Gazprom che arrivano nell’Europa centrale e meridionale, passando per l’irrequieta Ucraina, coprono un’ importante fetta di fabbisogno energetico, è quindi interesse dell’Unione vigilare su questo aspetto. Dal punto di vista economico tuttavia si capisce quanto l’UE sia importante per la Russia, avendo quest’ultima il 40 % delle riserve monetarie in euro, ed essendo l’Europa uno tra i suoi primi partner commerciali. Il Vecchio Continente deve quindi giocarsi bene le sue carte, l’Unione ( Europea) e la Federazione ( Russa) hanno il comune obiettivo di crescere politicamente ed economicamente, e nessun interesse a ledersi a vicenda. Entrambe, per ora, sono piccole imbarcazioni, in un piccolo mare, perlopiù occupato da due ingombranti portaerei ( Usa e Cina) , il loro principale obiettivo è rimanere a galla. Putin nella migliore delle ipotesi guiderà il suo Paese per 6 anni, per stabilirne la legittimità vi sono apposite agenzie. Il consiglio per l’Europa quindi, per quel che può valere, è di fare amicizia col gigante russo, e di non gridare al complotto e ai brogli elettorali. Tanto il Premio Nobel per la  Pace non ce lo danno più.

Luca Orfanò
 


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