Inserto economico di 
 

A scuola di tagli


Il Ministro Giarda, aiutato ( o sostituito ) dal Commissario Enrico Bondi, sta studiando la spending review. La tanto acclamata revisione della spesa pubblica, mediaticamente molto più efficace nell’accezione anglosassone, sembra essere il prossimo essenziale obiettivo del Governo Monti. I tagli della spesa pubblica riguarderanno vari ministeri. Le informazioni sono poche e vaghe, si parla tuttavia di decurtazioni a Difesa, Interni, Giustizia, Esteri e, immancabile, Istruzione. Ci auguriamo che i tagli di Giarda siano mirati, con la chiara intenzione di eliminare gli sprechi. Di tagli alla cieca ne abbiamo visti molti negli ultimi anni, Tremonti è stato un maestro esemplare di quest’arte. I dicasteri sotto esame sono tutti importanti, centrali, ma uno più degli altri si rivela strategico per il futuro del Paese mai come ora. Il ministero dell’Istruzione è stato il più martoriato dai tagli del precedente esecutivo, la scuola di pensiero si riassumeva in un fatidico “ Fatti un panino con la Divina Commedia”. Il MIUR è stato oggetto di una riforma che non si può definire tale, non tanto per i contenuti, che sono tutti da discutere, ma per l’impostazione. La Riforma Gelmini non riforma, taglia. Il Taglio Gelmini sarebbe stato un nome più appropriato. Tuttavia, aia iacta est , toccato il fondo, in teoria si può solo risalire. Nella scuola e nell’università italiana è pieno di talenti e di nullafacenti, di assidui lavoratori e di scalda-poltrone. Tuttavia un taglio generale delle risorse non è la via per salvaguardare gli uni e mandare a casa gli altri, anzi. I dati parlano chiaro: lo Stato spende per un bambino alle elementari 8 euro l’anno, 12 per un disabile. Cifre decimali del PIL sono destinate al finanziamento della ricerca. Nelle scuole primarie ci sono maestre che si ritrovano classi con più di 30 bambini, ai quali devono insegnare una decina di materie compresa educazione fisica, e di cui sono responsabili per minimo 6 ore al giorno. Alcune ci riescono pure, non sono maestre, sono superwomen. E’ arcinota la storia dei genitori che fanno la colletta per la carta igienica nei bagni, per gli strumenti didattici in classe. I bambini extracomunitari sono sempre di più e sempre di meno sono gli insegnanti di Italiano che dovrebbero accompagnarli nel percorso di studi. Si parla di crescita, di infrastrutture. Un ottimo inizio sarebbe inserire un programma di edilizia scolastica su scala nazionale. “ Chi apre una scuola chiude una prigione” diceva Victor Hugo. Basta fare un giro per le scuole d’Italia, quelle pubbliche, e dare un’occhiata ai dati, per rendersi conto che la Scuola Pubblica cade a pezzi.  Due edifici su tre hanno più di 30 anni, di questi solo il 22% è stato ristrutturato.  Mille scuole sono state costruite prima dell’800. Tremila sono sorte tra il 1800 e il 1920. Altro che Fori Imperiali.

Possiamo imparare molto guardando all’estero. I Paesi che in futuro svolgeranno ruoli da leader, sono quelli i cui studenti oggi sono in prima fila nelle classifiche mondiali. Per chi fosse interessato il giornalista Federico Rampini racconta molto bene le vicende di competizione tra i licei americani e quelli di Shanghai, indovinate chi vince. L’amministrazione Obama ha dovuto tagliare enormemente il budget destinato alla spesa pubblica, tuttavia il Presidente è stato categorico, salvaguardare Difesa e Istruzione. Obama ha capito che la sfida con la Cina non si basa sui missili nucleari, ma sui ragazzi dei banchi di scuola, sulle competenze scientifiche che i suoi acquisiranno più dei colleghi cinesi. Restiamo nella potenza asiatica. Sarebbe meglio quando si parla di Cina guardare oltre il Tibet, verso un qualcosa che fa meno notizia, ma arricchirebbe molto di più se fosse preso ad esempio. Il Governo di Pechino qualche mese fa ha varato un programma innovativo per l’istruzione . Ai migliori laureati nelle università del Paese vengono proposte cattedre di insegnamento nelle scuole, con salari superiori alla media, e già la media è superiore a quelli italiani. Mettono i migliori ad insegnare alle generazioni del futuro, che avranno nelle mani le sorti del Paese. Non c’è politica che miri alla crescita migliore di questa. Il Governo italiano prenda esempio. Tagli sì gli sprechi, ma reinvesta quei soldi nella scuola e nell’università pubblica, potenzi il settore della ricerca, avvii un generale programma di edilizia scolastica. Il denaro destinato all’Istruzione non è una spesa, ma un investimento, il migliore. Questa è la sfida del futuro, garantire la migliore istruzione pubblica con i migliori insegnanti, dalle elementari all’Università. L’impianto generale già c’è, la formazione degli studenti italiani è largamente superiore a quella dei colleghi europei, ma mancano le risorse per potenziare ancora di più tale formazione. I migliori ricercatori della Silicon Valley sono italiani, escono da Università italiane, Statali. Il nostro è un Paese pieno di bocconiani, ma senza una Bocconi. E’ questo il vero esercito dell’Italia, potenziamolo. 

Luca Orfanò

 


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