Inserto economico di 
 

Le Termopili del terzo millennio

La situazione è grave, mai come adesso. E l’agnello in mezzo ai lupi è sempre lei, la Grecia. E’ fresca di Bloomberg la notizia delle peripezie operate da JP Morgan in materia di derivati, chissà perché va a finire sempre male, che non se la cavino più così tanto bene?

Un sondaggio di due giorni fa riporta che circa il 71% dei greci auspica che si faccia di tutto per formare un nuovo governo. Ben il 78%  di loro è fermamente convinto che la Grecia debba restare nell’Unione, ma soprattutto, nell’euro. Sono dati confortanti, Atene è la capitale di un Paese europeista, abitato da europeisti. Dopo tutto il primo passo è crederci. Il percorso sarà durissimo e incerto, ma è l’unico possibile. Senza l’euro la Grecia è destinata ad un oblio prolungato, ora stanno male, senza starebbero peggio. Il percorso sarebbe tutto in discesa, ripido, dritto verso il regno di Ade. Una decisione di uscita dall’euro andrebbe formalizzata a Bruxelles, a quel punto accadrebbero due cose simultaneamente, due batoste, le prime. Fmi e Ue bloccherebbero i 130 miliardi di aiuti, e soprattutto verrebbero congelati i fondi per lo sviluppo ( 22,4 mld al 2014 ). Secondo scalino: la Banca Centrale ellenica dovrebbe convertire tutti i suoi depositi nella valuta precedente, la dracma, all’ultimo tasso di cambio ( 1 euro = 340,75 dracme ) . Basta sapere fare le quattro operazioni per capire che quei quattro soldi che i greci ancora posseggono perderebbero miseramente valore, si verificherebbero assalti di massa agli sportelli e ai bancomat, che andrebbero sigillati. Stime del Tesoro prevedono che il Pil diminuirebbe di un quinto in un anno, la disoccupazione aumenterebbe e l’inflazione volerebbe al 20 % . Tradotto : il governo non riuscirebbe più a pagare pensioni e stipendi pubblici. Dicesi disagio sociale.


La corsa a ostacoli comincia ora. La Grecia ha nelle casse circa 2 miliardi di euro. Deve rimborsare bond per 450 milioni di euro, la quasi totalità di essi sono in mano a hedge fund. Significa che il rimborso del prestito non può essere contrattato, non c’entra l’Europa o il Fmi, la giurisdizione è internazionale e quei bond vanno rimborsati al 100%, senza possibili dilazioni di pagamento. 2 miliardi meno 450 milioni oggi fa 1 miliardo e 550 milioni. Considerato che non è l’unico prestito da rimborsare e che col resto in parte dovranno pagare gli stipendi, solo l’Olimpo li può aiutare. Le forze politiche del Paese devono assolutamente formare un nuovo governo, al più presto, devono dimostrare responsabilità, quella di cui hanno dato incredibilmente prova alcuni partiti italiani. Ad Atene la partita è decisiva, e la palla è nel campo della politica ora. Il partito di sinistra Syryza ha ottenuto un grossa percentuale di voti, ma non si è dimostrato capace, come gli altri, di formare un governo di emergenza per il paese. Se tornassero alle elezioni a giugno, tragedia inimmaginabile, vincerebbe con più del 20% dei voti, e diventerebbe il primo partito, la tentazione del suo leader di tornare alle urne è forte. Se la faccia passare, se tiene al suo paese, altrimenti capiremo che di sinistra non ha proprio niente.
  
L’Europa dal canto suo deve essere collaborativa. E’ vero che il futuro dei greci dipende solo da loro, ma bisogna aiutarli, a tutti i costi. Certe dichiarazioni di finti europeisti come Schauble   ( ministro delle finanze tedesco ) non aiutano. L’unico che sembra voler concedere ancora un po’ di tempo alla Grecia è Juncker, Presidente dell’Eurogruppo, ma il lussemburghese è solo, e ha annunciato le sue dimissioni, motivandole con l’impossibilità di lavorare per l’Unione sotto i diktat isterici di Berlino. Attenzione perché se salta la Grecia, è solo la prima pedina, poi toccherà a Portogallo e Irlanda, che i compiti a casa commissionati dalla Merkel li hanno fatti, e la situazione è peggiorata. Insieme abbiamo cominciato, insieme dobbiamo continuare.

 


La questione greca è purtroppo una macchia nella storia della neonata Unione, un’ombra di cui non sarà facile disfarsi. Inizialmente il debito greco era di 50 miliardi, un accordo cercato e voluto da tutti in Europa ( ma purtroppo solo Papandreou e pochi altri lo promossero ) avrebbe evitato tutto questo. Chissenefrega dei creditori internazionali, chissenefrega del firewall contro il contagio finanziario, il problema assume proporzioni ben peggiori ora. Ora che nessuno si è mosso, ora che un gruppo di pseudo statisti  incellofanati nei loro abiti scuri e nei loro tailleur ha creduto che il fiscal compact fosse la panacea di tutti i problemi, ora il problema è umanitario. In Grecia non si riesce a vivere, al di là dei negozi chiusi, al di là delle proteste di piazza, in tutto il Paese ci sono bambini che soffrono di malnutrizione, i rapporti sono dell’Unicef. E se l’agenzia Onu a salvaguardia dei bambini nei paesi disagiati del mondo finisce a fare un rapporto così critico su un paese dell’Unione Europea, allora vuol dire che abbiamo sbagliato tutto, allora davvero questa è l’Europa delle banche. 

Luca Orfanò

 


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