Inserto economico di 
 

Vox populi

Et voilà.
 L’Europa delle commissioni, dei fiscal compact, dei board della BCE e dei mercati ieri è passata in secondo piano. Ha ceduto il passo alle cabine elettorali, che da Creta alla Normandia hanno lanciato segnali inequivocabili, ineludibili. Qualche giorno fa i laburisti hanno monopolizzato l’Inghilterra, lasciando solo Londra a Cameron e compagni, tuttavia le vicende inglesi ci riguardano fino ad un certo punto, e comunque le politiche lì si terranno fra tre anni. Si è votato in alcune regioni tedesche, dove la Merkel ha complessivamente resistito. Comincia ora la campagna elettorale tedesca, e non so quanto questa notizia sia positiva per l’intera Europa. In Italia i seggi hanno chiuso da poco, qui come in Germania, il peso delle amministrative è lieve, ma la campagna elettorale comincerà a breve. Una buona notizia arriva dalla Serbia, dove il candidato europeista è in testa e affronterà al ballottaggio lo sfidante nazionalista. Una lotta lunga un secolo quella tra i nazionalisti e i federalisti, che ha segnato i precari confini nell’Europa degli stati-nazione per poi cancellarli una prima e una seconda volta, definitivamente. Il vento del nazionalismo  soffia ancora nel Vecchio Continente,  spira da sud, da quella Grecia zittita e bastonata. E’ un voto di protesta quello ellenico, che manda in Parlamento un’estrema sinistra ottusa e un partito neonazista dalle idee agghiaccianti. I greci schiacciati dall’austerità di imposizione tedesca e il populismo di casa, hanno scelto il secondo. La “lezione “ elettorale è arrivata, ma l’esito della partita greca non è scontato. L’Europa dovrà render conto delle sue richieste ad un nuovo establishment insediato ad Atene, che dovrà dar conto ai partiti usciti vincitori dalle urne, i quali dovranno rispondere a cittadini affamati. Quindi quello che succede in Grecia ci riguarda ancora, e non solo a noi. Certo se a suo tempo la massaia di Berlino e il suo accompagnatore parigino avessero dato retta a Papandreou, lui sì uomo di Stato, potenziando il fondo Salva stati, pensando agli Eurobond e puntando quindi su una soluzione europea, forse ora avremmo qualche problema in meno, ma non è andata così. 

Se in Grecia il panorama si rabbuia sempre più, qualche speranza è giunta da Oltralpe. François Hollande ha vinto le presidenziali francesi, ora tirerà un’altra aria. Un politico di lungo corso il neopresidente della Republìque, un mix tra il socialismo idealista di Mitterrand e il concreto europeismo di Delors. Si definisce un socialdemocratico, o un socialista. Francamente non è rilevante come si definisce, ma quello che farà. Hollande vedrà Angela Merkel molto presto, batterà i pugni sul tavolo, ma il fiscal compact rimarrà, l’austerità resterà un punto fermo. Può fare molto però il Presidente socialista, deve fare di più. Deve puntare su un cambio di rotta, definitivo e audace. Dovrà mirare a risollevare un continente fiaccato, insistendo sulla crescita. Sarà suo compito portare al varo  piani per lo sviluppo per tutta l’Europa, investimenti in infrastrutture  su scala continentale. Sarà sostenuto da Draghi, e da Monti, il compito del premier italiano sarà il più difficile, quello di mediatore, siamo sicuri che lo svolgerà al meglio. Quello di Hollande non deve essere un piano politico, una promessa, un giuramento o un impegno, nulla di tutto ciò. Il lavoro del Presidente francese assumerà la caratura di una missione, una missione per far risorgere l’Europa intera, non solo la Francia . Avrà una responsabilità enorme, con l’aiuto di tutti i leader europei la svolgerà al meglio. Solo con l’unità di intenti e di provvedimenti dimostreremo di poterci risollevare, il tempo scorre e il mondo ci guarda, bisognerà far presto. L’Europa ha bisogno di politica e di politici, veri. Mario Draghi ha svolto, svolge e svolgerà un ruolo fondamentale come il più alto funzionario nelle istituzioni dell’Unione, ma Draghi risponderà sempre alla legge, e allo statuto BCE, come è giusto che sia. C’è bisogno di politici che rispondano agli elettori delle loro scelte, che si sveglino la mattina temendo più il disprezzo dei cittadini che le cadute in borsa. 

 Deve tornare la politica forte, quella delle idee, che punti al progresso economico, ma mai perdendo di vista la giustizia sociale. Queste elezioni, nei loro risvolti positivi e negativi, ci hanno fatto capire che ciò che accade ad un paese membro si ripercuote inevitabilmente su tutti gli altri, tutto ci riguarda, tutti sono indispensabili. L’Europa anche senza uno solo dei suoi stati membri è mutilata, è nulla. Come un fiore senza uno dei suoi petali. E’ tornata l’Europa dei cittadini.


Luca Orfanò
 


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