Inserto economico di 
 

L'inverno freddo e buio del capitalismo italiano


Dai  colli senesi   all’Algeria l’inverno per il capitalismo italiano è freddo e buio. E’ di oggi la notizia che l’a.d. di Eni, Paolo Scaroni, è indagato per tangenti. Il capo di una delle più importanti aziende energetiche operanti nel Mediterraneo, strategica per l’Italia, finito in un vortice che lo sposta dai deserti algerini a società fittizie di Hong Kong. Vicende non nuove per l’Eni di Enrico Mattei, che già qualche anno fa finì nella ragnatela di interessi sull’estrazione del gas in Kazakistan ad opera di oligarchi russi e nostrani. 

Ma è il Monte dei Paschi di Siena ad aver riempito siti e quotidiani per settimane, forse eccessivamente. Draghi oggi l’ha chiaramente dichiarato, quella della banca senese è stata una bolla gonfiata un po’ più del normale in campagna elettorale. Come dargli torto. Il buco della banca non tocca i contribuenti, non tocca i correntisti, se non nel lungo periodo e in caso di assenza di interventi da parte del C.d.A., ergo state tranquilli e mettetevi l’anima in pace. Non è proprio così.

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Monte dei Paschi era in principio una banca per i pascoli, come si evince dal nome. All’istituto si impegnavano greggi interi di pecore per determinate somme di denaro, un’istituzione e una garanzia per l’economia agricola del territorio, che ha funzionato e funziona tuttora. Poi l’economia si è evoluta, il pegno ha lasciato spazio al denaro, che ha occupato interamente Monte Paschi, che è diventata una banca, nella sua accezione più vera, prestatore di denaro. Succede però che l’uomo è mosso dalle tentazioni, e come il più insignificante degli essere umani è tentato ogni giorno, per migliorare la sua vita, per dare una svolta alla sua esistenza, così gli uomini potenti non sono mai appagati, e per cercare qualcosa di più, per soddisfare le loro smanie di successo o la noia delle loro esistenze  perdono di vista i ruoli che ricoprono e le responsabilità che ne conseguono per dedicarsi ad altro, sfruttando il potere che da quei ruoli deriva. E’ quello che si presume abbia fatto Mussari, ex Presidente di Monte Paschi e i suoi soci, o dovremmo dire affiliati. Una banca presta soldi, un buon banchiere deve gestire la banca affinchè presti bene il denaro, lo riceva indietro in tempi adeguati e ci guadagni qualcosa. Più ci guadagna più è bravo il banchiere, posto però che i soldi continuino ad essere prestati a imprese e persone, che non girino quindi in vortici finanziari senza fini produttivi. La questione delle banca senese deve essere scissa in due parti. La prima è l’affaire losco di Antonveneta, l’acquisizione di una banca di proprietà del colosso assicurativo spagnolo Santander ad un prezzo diverse volte superiore alla capitalizzazione della banca di Padova. I casi sono due, o a Siena avevano perso la retta via, e compravano qualcosa sopravvalutandola enormemente, o, più probabile, un’intesa con gli spagnoli di Santander avrebbe permesso a entrambi di guadagnare dall’acquisto/vendita di Antonveneta. Resta da capire se una spartizione di denaro c’è stata, che fine hanno fatto i soldi, o, riformulando la domanda, perché Monte Paschi è andata a comprare Antonveneta ad un prezzo superiore al suo valore ?  Se ho dei soldi da parte, vado a comprare un bene, anche a costo di pagarlo il triplo di quanto vale, mettendomi poi d’accordo col venditore per spartirci l’eccedenza, solo se credo che quei soldi è meglio che non stiano nelle mie tasche. Questo è comunque compito della magistratura, che lo svolgerà al meglio. 

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L’altra faccia della questione Monte Paschi è l’acquisto di derivati. Niente di più normale, ovvio e legittimo da parte di una banca. Che poi questi prodotti derivati siano collegati ad operazioni fittizie, Antonveneta e non, è da dimostrare. La campagna in sé contro i derivati è tuttavia ridicola e va sfatata. Si tratta di premi sul rischio, che vanno venduti da persone consapevoli ad acquirenti altrettanto consapevoli, altrimenti sì, sono una fregatura.  Se accendo un mutuo a tasso variabile, so che ora i tassi di interessi per i mutui sono bassi. Compro quindi un premio al rischio  ( derivato ) sulla salita futura dei tassi di interesse entro un certo periodo, se entro tale periodo i tassi saliranno io riscuoterò una somma di denaro, diversamente pagherò un premio ( costo ) alla banca che mi ha venduto il prodotto derivato. La liceità di un derivato dipende quindi dal contesto e da un sacco di altre varianti. Certo se al Comune di Siena gente esperta ha acquistato dalla banca senese derivati che si sono rivelati un flop, la colpa è dei funzionari del comune, non di Monte Paschi. Se invece  al Comune c’erano persone inesperte, è la banca che glieli ha venduti ad essere responsabile.  Se poi consideriamo che nel C.d.A. della banca è presente come azionista di maggioranza una fondazione che fa capo al comune, con l’intento di difendere gli interessi dei cittadini, e veniamo a scoprire che tale fondazione ha dato il consenso ( necessario se azionista di maggioranza) a vendere al Comune a cui è legata dei prodotti derivati che si sono rivelati un flop, che indirettamente andranno quindi a danneggiare le finanze dei cittadini senesi, i quali all’interno della banca sono rappresentati dalla suddetta Fondazione, allora è il caso di fermarsi un attimo e capire che ci fanno le fondazioni all’interno delle banche e in che misura. 


Bankitalia su queste questioni ( acquisizione di Antonveneta ) non ha poteri significativi, intervenne con la moral suasion e con ispezioni, il massimo consentitole dalla legge. Se consideriamo che l’acquisto di Antonveneta è avvenuto da una banca non italiana, Santander, capiamo che è necessario un meccanismo di vigilanza sovranazionale, europeo, con regole ferree e persone autorevoli a farle rispettare. Le regole mancano perché manca questo organismo di vigilanza, la persona autorevole che sta cercando di crearlo c’è e si chiama Mario Draghi.


Luca Orfanò

 


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