Al centro del nuovo mondo - Il business non dorme maI
            Inserto economico di 
 

Al centro del nuovo mondo

E’ un paese pazzesco, al centro della Storia da quando le civiltà esistono, e si fanno la guerra tra loro, e vengono sopraffatte le une dalle altre, inesorabilmente sostituite dalla storia. All’inizio fu il teatro della mitologia, delle storie più belle, di Pergamo, di Troia, e della guerra lunga dieci anni, combattuta per Elena, una donna bellissima. Poi venne la volta di Alessandro Magno, della verità della guerra, il condottiero macedone che si trascinò per l’intera Anatolia un esercito intero alla conquista dell’Asia, seminando morte e gloria tra Mileto, Alicarnasso e Isso. Di lì passò anche Cesare, giovane pontefice massimo esiliato dallo zio Silla nel regno di Nicomede, sullo stretto dei Dardanelli. Lì venne rapito dai pirati, che lo nascosero in una caverna sulle coste dell’Egeo, per poi chiedere il riscatto. Lui tornò tempo dopo, trovò il loro covo e li uccise tutti, crocifissi a testa in giù nei pressi di Marmaris. E’ anche il paese di Dio, si narra infatti che la Madonna fosse morta a Smirne. Intanto la Storia cavalca nei secoli, viaggia nei millenni, è la volta degli Ottomani. Un impero longevo, centinaia di anni a conquistare fette di mondo, da Vienna a Gerusalemme, dalla Grecia al Nord Africa. Prima contro le crociate, poi contro l’Europa intera, ci volle la prima guerra mondiale per porre fine all’impero dei sultani. Che tanto ha lasciato alla Turchia, la voglia di conquista, lo spirito di grandezza, la potenza, l’audacia, l’arroganza. 


E’ la Turchia il paese di cui parliamo, al centro negli ultimi tempi degli squilibri mediorientali, abitudine della sua storia. Si tratta di una nazione giovane, formatasi nel Novecento con Ataturk, e arrivata ad essere una pedina preziosa negli equilibri della sua regione, e non solo. La Turchia è guidata da un Premier ( Erdogan) ed un ministro degli Esteri ( Davutoglu) che sono due fuoriclasse. Due figure che hanno portato il paese ad essere un prezioso alleato degli Stati Uniti, ma senza alcuna traccia di servilismo. La Turchia rappresenta un modello per tutte le neonate democrazie del Maghreb, che guardano al sistema di governo di Ankara ( uno stato di matrice islamica, ma democratico e indipendente) come al traguardo a cui ambire. E’ la Turchia l’unico attore in grado di bilanciare il potere di Israele nella regione, l’Iran vorrebbe esserlo, la Turchia già lo è. Un paese che ospita basi Nato a poche centinaia di chilometri dal confine con Iraq, Iran e Siria. Con quest’ultima la disputa è di pochi giorni fa: il governo di Ankara ha fermato un velivolo della Siryan Airlines,  proveniente da Mosca e diretto a Damasco, sostenendo che stesse trasportando armi e apparecchiature informatiche destinate al regime di Bashar Al Assad. L’aereo è rimasto a terra nove ore, prima di ripartire con carico e passeggeri alla volta della Siria.  Ciascun paese ha chiuso i propri spazi aerei all’altro. E’ evidente la prova di forza, lo scossone che si vuol dare, la miccia che si vuole accendere. I tank turchi grazie ad una delibera del Parlamento sono pronti, ad Erdogan pieni poteri. Sulla morente Siria incombe la smania di protagonismo della rampante Turchia.

 

Immagine
Un paese in costante crescita, non solo in termini di peso nella politica estera, ma anche economicamente, oltre che socialmente. Si tratta di una democrazia moderna, dove le donne sono emancipate, città come Istanbul sono un magnifico esempio di come gloriosa antichità e stimolante modernità si specchiano dai due lati del Bosforo, tra grattacieli e minareti. La Turkish Airlines, compagnia di bandiera, si sviluppa enormemente. Nel 2011 era la quarta compagnia aerea in Europa, traffico di passeggeri che si aggirava intorno ai 32,6 milioni. Tasso di occupazione salito al 72,6%.  Bisogna considerare il grosso vantaggio politico di questo paese. La Turchia è a 3 ore di volo da cinquanta paesi. E’ in mezzo al mondo. E’ qui che Barack Obama, nel suo primo viaggio in Europa, venne a parlare ai giovani universitari.  La Turchia si muove in fretta e bene. Fa sorridere pensare che tenta inutilmente di entrare nell’Unione Europea. I grandi strateghi di Bruxelles la snobbano, soprattutto i francesi, miopi davanti alla sua grandezza, incapaci di cogliere gli straordinari vantaggi che potrebbe comportare avere la Turchia come alleato, non come nemico. Proprio perché questo paese svolge in Medio Oriente quel ruolo di mediatore, di intermediario, che spetterebbe all’Europa, che invece si arrovella su se stessa, incapace di guardare verso la sponda sud del Mediterraneo. 

La Turchia si sta conquistando il potere a morsi, e ci sta riuscendo magistralmente. Noi stiamo a guardare. Nonostante ciò gli scheletri nell’armadio ce li hanno tutti, le coscienze sporche non si lavano facilmente. Chiedetelo agli armeni.

Luca Orfanò






Leave a Reply.