Il giardino dell'impero - Il business non dorme maI
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Il giardino dell'impero

In continuazione si parla di Europa, eurogruppi vari, salvataggio della Grecia e di spread in tutte le salse. Bene, benissimo, ma a volte è bene fare qualche riflessione sul Belpaese, “mettere ordine nel giardino dell’impero”, ciò che si augurava già un certo Dante Alighieri, su per giù 800 anni fa. L’Italia esce da un periodo nero, ed entra in uno grigio. E’ stata salvata da un destino inimmaginabile, un disagio che la gente non ha provato in misura tanto grande quanto quello subito dagli amici greci. Ci è andata di lusso, sarà anche vero che si arranca a fine mese, che l’indicizzazione all’inflazione per i salari dei dipendenti pubblici è bloccata, ma a differenza di altri paesi, qui gli stipendi per la Pubblica Amministrazione ci sono, e per intero. Non ho detto che il tenore di vita sia tra i migliori, che le cose vadano a gonfie vele, ma non stiamo nemmeno morendo. Era come se stessimo scalando una rupe per arrivare alla cima, alla salvezza, e nel mentre avessimo rischiato di precipitare nel vuoto, qualcuno ha teso la mano alla Signora Italia, che ora è di nuovo appesa alla rupe, e stavolta in  modo costante tenta la risalita.

La nostra salvezza è stata attribuita a più fattori e persone, un personaggio fra tutti ha però spiccato, dimostrandosi l’unico politico di spessore tra tanti politicanti, quindi il mio grazie, ma credo quello di tanti altri, va al Presidente della Repubblica. Ora però ci risiamo, è tornata l’Italia che conosciamo, quella che in realtà non è mai morta, l’Italia brutta del teatrino politico, dei ladri istituzionalizzati, dei mafiosi. L’Italia che non vede oltre il proprio naso, che in politica internazionale conta zero. Ci passa sopra di tutto, ogni tipo di ingiustizia, impassibile il popolo dello stivale subisce. Auspico che alla prossima cerimonia di santificazione in Vaticano, i protagonisti siano gli italiani tutti nel loro insieme, perché per subire tali soprusi o sono santi o sono scemi. Ultimamente sono avvenuti episodi assurdi, da far accapponare la pelle. Un senatore/tesoriere/ladro che ruba decine di milioni di euro al proprio partito, un amore vero per la politica il suo, e nessuno pare accorgersene. Meglio comunque i ladri dei mafiosi, uno tra questi Marcello Dell’Utri, ha evitato il carcere in forza di una sentenza della Cassazione. Leggiamola in modo più chiarificatore : ad un mafioso, eminente esponente nonché cofondatore di un partito politico, con provati rapporti con Cosa Nostra, sono stati risparmiati per ora 7 anni di carcere. Non parliamo degli pseudo giudici autori della sentenza, si commentano da soli. Ma poi anche l’avessero condannato?? Sette anni?? Non voglio fare il forcaiolo, ma mi sembrano  assai pochi, se pensiamo che un disgraziato che approda sulle coste italiane per il reato di clandestinità rischia poco meno.

Dovremmo quindi scrivere all’infinito per ricordare le anime sporche e gli individui loschi in questa Italia, ma bisogna superare lo schifo per le ingiustizie che ogni giorno ci passano sotto gli occhi. Forse questo governo è solo la pagina bianca, la prima pulita, di un nuovo libro che gli italiani si accingono a scrivere, dobbiamo fare di tutto perché sia così. Negli ultimi due anni e mezzo sono successe tante cose, sono venuti alle luci della ribalta personaggi che avremmo volentieri fatto a meno di conoscere, allo stesso tempo altre figure che hanno contribuito a ciò che di buono c’è in questo paese ci hanno lasciato. Mi piace ricordarne alcune. Qualche tempo fa se n’è andato uno statista, Tommaso Padoa-Schioppa , a Natale c’ha lasciato il partigiano Giorgio Bocca, e da ultimo, lasciandoci la sua musica, uno degli ultimi poeti di casa nostra si è spento, Lucio Dalla. C’è un altro uomo, che mi ha sempre colpito profondamente, che due anni fa ha lasciato questa terra. Un regista italiano, un visionario, che per mezzo secolo ha raccontato l’Italia e gli italiani, le loro gioie e sofferenze, nel suo modo rude, schietto, guardando in faccia una realtà che disprezzava sempre di più. Mario Monicelli non nascondeva di disprezzare anche molti italiani, odiava il loro atteggiamento, vedeva una passività disarmante. “ Gli italiani sono fatti così, vogliono che qualcuno pensi per loro, se va bene va bene, se va male colpa sua, a volte lo impiccano anche a testa in giù, questo è l’italiano “. Non la sopportava proprio questa situazione, tant’è che non ha nemmeno aspettato la morte, ha preso lui l’iniziativa.


Luca Orfanò



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